Tra Cubi di legno di 5 metri, colonne doriche capovolte, e mastodontiche fanciulle trafitte da frecce come novelle San Sebastiano, il salone del mobile di Milano 2019 ha attirato oltre trecentottantaseimila visitatori da centottantuno paesi, aumentando del 12% i record dell’anno scorso. In questa sfarzosa scatola di cioccolatini ripieni di design, non poteva sicuramente mancare la sezione dedicata al mondo aziendale e lavorativo, che dal 2015 è preda succulenta dai professionisti del settore e imprenditori.

 

 

Ma come canta (quasi) Frank Sinatra “Milano è la città che non dorme mai“, il Workplace targato salone del mobile si rinnova arrivando alla versione 3.0. citando il sito dell’evento:

“Workplace 3.0 è una manifestazione innovativa […] che conferma la sua nuova vocazione: esplorare inedite modalità, forme e soluzioni per gli ambienti di lavoro “del futuro”, in cui fattore umano e tecnologie intelligenti ricoprono un ruolo cruciale.”

Come un astronauta che vede la Terra dalla Luna, l’evento cambia prospettiva: non più un arredamento adatto ad un dipendente, ma uno strumento tecnologico che elevi il valore umano dell’individuo; l’ufficio del futuro dove non si lavora ma si, cito di nuovo, “abita produttivamente”. Un’ottica sicuramente attuale che strizza l’occhio alle migliori aziende europee, dove il silenzio rassegnato nel vialetto dell’azienda si trasforma in un produttivo fischiettio dei sette nani.

Più di 53 aziende si sono fatti carico del ruolo di espositori, sfoggiando prodotti che onorano la sacra trinità del salone del mobile: design, praticità e modernità.

Arredamento per ufficio, banche, istituti assicurativi, uffici postali e ambienti pubblici sono solo alcuni degli animali che migliaia di professionisti hanno potuto ammirare nel safari Workplace 3.0.

Camminando tra i corridoi di Milano RHO come in un bazar di Marrakech una coppia di parole si erge da ogni espositori: Liquid Space.

L’ufficio cambia stato fisico, destrutturato e senza postazioni fisse, lo spazio si adatta alle diverse modalità di lavoro. Proposte come sistemi di imbottiti singoli e componibili che formano isole, composizioni lineari o curve o moduli trasformabili in piani d’appoggio o in sedute occasionali. Vincono le partizioni e gli elementi mobili: dai contenitori agli archivi. Le classiche scrivanie appaiono quasi obsolete e negli spazi pubblici i grandi divani diventano parte integrante del focus di lavoro.

Il Salone del Mobile 2019 scrive fra le righe, anzi urla tra gli espositori, la voglia di rinnovarsi e guardare il futuro. Se provate a ricordare i vecchi uffici datati e fissi l’immagine che vedrai sarà per forza una: 404 page not found: necessario aggiornamento al Workplace 3.0