Quante postazioni entrano in un ufficio: come si dimensiona lo spazio di lavoro

Il dimensionamento di un ufficio è il calcolo del numero di postazioni di lavoro che una superficie può ospitare rispettando minimi di legge, distanze di manovra e aree comuni. Si ottiene sottraendo dalla superficie netta le aree non assegnabili e dividendo il risultato per il modulo di postazione scelto. Il numero che ne esce non è un massimo teorico: è il numero di persone che possono lavorare in quello spazio senza degradarne le condizioni.
La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: ho 180 metri quadri, quante persone ci stanno? La risposta richiede sette passaggi, e nessuno dei sette può essere saltato senza che l'errore si presenti al montaggio.
Primo passaggio: misurare la superficie che si può davvero usare
Tutto parte da un numero che quasi nessuno ha già: la superficie netta utile. È quella calpestabile all'interno dei muri perimetrali, al netto di colonne, vani scala, ascensori, servizi igienici, locali tecnici e disimpegni obbligati.
Non è la superficie catastale e non è quella scritta nel contratto di locazione. Su un immobile commerciale la differenza tra superficie lorda e netta utile si colloca comunemente tra il 10% e il 20%, il che significa che partire dal dato contrattuale porta a sovrastimare la capienza di due o tre postazioni prima ancora di aver cominciato. Il rilievo si fa in cantiere, metro alla mano, e restituisce il solo numero su cui vale la pena costruire il resto del calcolo.

Secondo passaggio: togliere lo spazio che serve per muoversi
Le vie di passaggio non ospitano postazioni, e in un ufficio assorbono mediamente tra il 15% e il 20% della superficie netta. La percentuale sale negli spazi lunghi e stretti, in quelli con più accessi e in quelli in cui la posizione delle colonne obbliga a percorsi spezzati.
Due misure governano il disegno dei percorsi. Le vie di circolazione non scendono sotto gli 80 cm di larghezza. Dietro la sedia di ogni postazione serve almeno altrettanto spazio libero, che diventano 100 o 120 cm quando dietro quella sedia passa un corridoio: è la differenza tra una persona che si alza e una persona che chiede permesso ogni volta che si alza.
Sottratta la circolazione, il numero di partenza si è già ridotto in modo sensibile. È normale, ed è il motivo per cui i conti fatti a occhio sulla planimetria risultano sempre ottimistici.
Terzo passaggio: assegnare prima le funzioni collettive
Prima di collocare le postazioni si collocano le funzioni che le postazioni non possono sostituire. È un'inversione di ordine che sembra controintuitiva e che invece evita il caso più frequente in assoluto: l'ufficio in cui tutte le scrivanie hanno trovato posto e la sala riunioni no.
Una sala riunioni richiede tra 2 e 2,5 m² per partecipante, tavolo e sedute comprese: significa 16-20 m² per otto persone. La reception con l'area di attesa occupa dai 10 ai 15 m², l'area break tra gli 8 e i 12, il locale server tra i 4 e i 6. Per l'archivio e la zona stampa il parametro è proporzionale: 6-10 m² ogni quindici postazioni.
Sommate, queste funzioni assorbono in un ufficio di media dimensione tra i 40 e i 60 m². Quello che resta è la superficie effettivamente assegnabile alle postazioni.
Quarto passaggio: scegliere il modulo di postazione
Il modulo è la superficie che una singola postazione occupa nel suo insieme: scrivania, seduta, spazio di manovra e contenitore personale. È il parametro che, più di ogni altro, determina il risultato finale.
Una postazione operativa in bench si colloca tra 5 e 6 m². Una postazione operativa singola richiede da 7 a 9 m². Se alla postazione si affiancano un contenitore alto e una sedia per il visitatore si sale a 10-12 m². Un ufficio direzionale ne occupa tra 15 e 20.
Sul piano di lavoro le misure più diffuse sono 140×80, 160×80 e 180×80 cm, mentre i bench a doppia fila lavorano su moduli da 140 o 160 cm per lato. La scelta non dipende dallo spazio disponibile ma dal tipo di lavoro: chi opera su doppio monitor con documenti cartacei ha bisogno di 160 cm di piano, chi lavora solo su laptop sta comodamente a 140. Il catalogo scrivanie e tavoli riunione permette di verificare quali sistemi coprono ciascun modulo mantenendo la stessa finitura, che è la condizione per poter ampliare l'ufficio in un secondo momento senza differenze visibili.
Quinto passaggio: applicare la formula
A questo punto il calcolo è una sottrazione seguita da una divisione:
Postazioni = (Superficie netta − Circolazione − Aree comuni) ÷ Modulo di postazione
Vale la pena vederla applicata. Su 200 m² netti, con una circolazione al 18%, restano 164 m². Assegnando 18 m² alla sala riunioni, 12 alla reception, 10 all'area break e 8 all'archivio, la superficie disponibile per le postazioni scende a 116 m². Divisa per un modulo operativo singolo da 8 m², dà quattordici postazioni.
Le stesse superfici, lavorate con moduli bench da 6 m², ne ospitano diciannove. La differenza tra quattordici e diciannove non è una questione di spazio disponibile: è una scelta di modello organizzativo, e come tale va discussa prima di firmare il layout.
Sesto passaggio: verificare i minimi di legge
Il numero ottenuto va confrontato con i requisiti dell'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008 per i locali di lavoro, che fissa tre soglie: almeno 2 m² di superficie per lavoratore, almeno 10 m³ di cubatura, e un'altezza netta di 3 m riducibile a 2,70 m nei locali adibiti a uffici dove i regolamenti edilizi locali lo consentono.
Qui va chiarito un punto che genera equivoci costosi. Il minimo di legge e il parametro progettuale non coincidono, e la distanza tra i due è enorme: 2 m² sono il limite sotto il quale l'ambiente non è conforme, 8 m² sono la superficie in cui una persona lavora bene. Un dimensionamento costruito sui minimi normativi produce un ufficio perfettamente legale e sostanzialmente inutilizzabile.
Il vincolo che sorprende più spesso è quello di cubatura, perché lega la superficie all'altezza del locale. In un ambiente alto 2,70 m servono 3,7 m² per lavoratore per rispettare i 10 m³ richiesti, cioè quasi il doppio del minimo di superficie. Nei sottotetti recuperati e nei piani rialzati con altezze ridotte è il parametro che decide, non i metri quadri.
Settimo passaggio: verificare luce, acustica e archivio
Restano tre controlli finali, e tutti e tre possono ridurre il numero di postazioni sostenibili rispetto a quello calcolato.
Il primo riguarda la luce. La norma UNI EN 12464-1 indica 500 lux come illuminamento di riferimento sulle postazioni di lavoro d'ufficio. Le postazioni collocate lontano dalle finestre richiedono un'integrazione artificiale dedicata: aumentare la luce generale dell'ambiente non risolve il problema e peggiora il comfort di chi siede vicino alle vetrate.
Il secondo riguarda il rumore. In open space il numero di persone per ambiente incide direttamente sul livello percepito, e oltre le otto postazioni per ambiente continuo il trattamento fonoassorbente smette di essere un miglioramento e diventa un requisito di progetto. Va messo a budget insieme alle scrivanie, non l'anno successivo quando il problema si manifesta.
Il terzo riguarda l'archiviazione, ed è quello che viene dimenticato più spesso. Ogni postazione genera volume da archiviare, e la regola pratica è di un metro lineare di contenitore ogni due postazioni operative. Se lo spazio per i contenitori e i sistemi di archiviazione non compare in pianta, ricomparirà entro sei mesi sotto forma di pile di documenti sulle scrivanie.
Superati i tre controlli, il numero è definitivo. Ed è sempre minore o uguale al massimo teorico calcolato al quinto passaggio.
1Quanti metri quadri servono per una postazione di lavoro?
2Quante persone entrano in un ufficio di 100 mq?
3Qual è la distanza minima tra due scrivanie?
4L'altezza del soffitto influisce sul numero di postazioni?
5Conviene usare i bench per aumentare le postazioni?
Belardi Arredamenti Empoli esegue il dimensionamento degli spazi di lavoro come prima fase di ogni progetto, prima della scelta di qualsiasi arredo: rilievo in cantiere, planimetria quotata, verifica dei minimi normativi e restituzione del numero di postazioni sostenibili. In oltre cinquant'anni di progettazione di uffici tra Empoli, Firenze e Pisa, Belardi Arredamenti Empoli ha visto poche cose costare quanto un layout deciso sulla superficie del contratto anziché su quella misurata.



